ETERNAL LIFE: IN LOVING MEMORY OF JEFF
In loving memory of. Questa la formula tipica degli elogi funebri o di ogni altra forma di encomio post mortem. Ma questo non è banale: è sentito dal profondo del cuore.
11 anni fa, era sera in Tennessee. Memphis non ha un clima molto diverso da quello delle nostre parti. Immagino quella sera come una sera di fine maggio, tranquilla, calda, con un venticello leggermente fresco che si porta appresso gli strascichi dell’odore degli alberi e delle campagne. Una sera così, da lontano si sente la musica indistinta delle roadhouse o dei locali, e non c’è nessun altro suono oltre quello, se non quello del vento e delle macchine che camminano, e vanno chissà dove. Nel mio film mentale questa è la prima scena. Nella seconda ci sei tu, angelico, semplicemente tu, che sorridi leggermente con Keith. State camminando lungo una strada per scendere giù al fiume. Queste sere così sono quelle che hanno nell’aria quelle note di ebbrezza difficili da spiegare, quelle che ti fanno essere felice anche quando non ne hai neanche un motivo. Tu quella sera eri felice, come da tempo non accadeva. Avevi perso quella tua voglia di divertirti con gli amici, non sorridevi quasi più. Ti sentivi oppresso, pesante, sentivi che c’era qualcosa di te che non poteva venire fuori o che non riuscivi a sfruttare, sentivi che le pressioni da ogni parte stavano diventando insostenibili. Ma stavi quasi tornando ad essere la Farfalla Spensierata di sempre. Sembrava che stessi migliorando, sì, stavi meglio davvero. Sembrava quasi come quando qualche anno prima, al Sin-é, facevi dei piccoli sketch divertenti e delle imitazioni durante i concerti, quando non avevi la minima idea di cosa ne sarebbe stato di te. Quella sera ti sentivi più vivo, e volevi fare qualcosa…ma non è stata una bella idea. Sei sceso giù al fiume con Keith e uno stereo. Eri felice, se no non avresti cantato Whole Lotta Love mentre entravi in acqua. Keith ti guardava dalla riva. Memphis nel frattempo respirava e viveva a qualche metro dall’argine. Ma le barche solcano anche il Wolf River…non lo sapevi? eppure era pericoloso, questo sì, lo sapevano tutti. Ma quando due barche passarono una affianco all’altra, forse un’onda, forse un risucchio, chi lo sa, ma sei sparito. E Keith se ne accorse subito. Cercò invano di chiamare il tuo nome, ma capì che non poteva farcela da solo. E così alle 21.22 scatta l’allarme. Pochi minuti dopo il Wolf River era illuminato a giorno, ogni centimetro d’acqua rifletteva la luce degli elicotteri. Ma di te non c’era traccia.
Keith tornò a casa tua. Quella casetta che avevi comprato, e che eri così contento di abitare. Quella che era stata la tua prima conquista con i pochi soldi che la Columbia ti lasciava. A fine concerto era già tanto se ti restavano 100 dollari in tasca…lì ad aspettarlo c’erano già tutti i tuoi amici, e molti altri arrivarono nei giorni seguenti. Sembravi scomparso…di te non c’era traccia alcuna. Ormai tutti sapevano che era accaduto l’irreparabile. Ma solo il 4 giugno se ne è avuta la conferma. Quando intorno alle 16 un tipo su una barca ha visto il tuo corpo scempiato dall’acqua e ha avvertito la polizia.
A questo punto è meglio arrivare direttamente a quando non eri che cenere nell’urna che i tuoi amici tenevano in mano. Piangevano come fontane una persona fantastica come te, non riuscivano a capire come fosse possibile. E Kindred che pianse ancora più forte quando sentì la tua urna emanare calore.
Questo è l’epilogo di una storia accaduta 11 anni fa. E chi sa oggi come la stanno ricordando i tuoi amici. Chi sa se non si stanno chiamando tra loro, a dirsi “Ehi, ti ricordi? quel giorno ero a New York, ma appena seppi andai subito a Memphis, e tu eri già lì…ti ricordi le notti in bianco ad aspettare sue notizie? ah, quanto mi manca.”
E io? Cosa facevo, dov’ero mentre lui annegava? Dal basso della mia infanzia, cosa facevo mentre lasciavi il mondo?
Undici anni sono già passati, ne passeranno altri, e altri ancora…ma tu sarai sempre qui. Sarai nelle tue canzoni, sarai nella tua meravigliosa voce, sarai nelle anime di chi ti ama e di chi ha visto in te la salvezza. Sei nei cuori di chi hai inconsapevolmente aiutato con la tua musica e la tua personalità, nei cuori di chi cerca in se stesso la Grazia e la Bellezza che tu avevi sparso intorno a te.
Oggi, undici anni dopo…posso solo ringraziare e dire che io in questo giorno ti ricordo più degli altri, se è mai possibile, dal momento che sei in ogni mia giornata. Posso solo ricordare. Posso solo immaginare. Posso solo dedicare tutta questa giornata alla tua grandezza. Posso dirti “Arrivederci”, perchè non credo nell’addio.
Your eyes to the ground
and the world spinning ’round forever,
asleep in the sand
with the ocean washing over.
Dream Brother, Jeff Buckley
There’s the moon asking to stay
long enough for the clouds to fly me away
Oh it’s my time coming I’m not afraid
afraid to die…
Grace, Jeff Buckley
Eternal life is now on my trails…
Eternal life, Jeff Buckley
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…ma non esageri un po’?
http://www.iononmilamento.wordpress.com
liberto - Giugno 21, 2008 at 5:18 pm
non esagera per niente!!!!!!!!…Jeff rimarrà nell’anima di tutti coloro che possono sfiorare la Grazia, proprio come una farfalla sfiora i petali di un fiore…prima di allontanarsi nell’ignoto…
Ti voglio bene dolce Lily…
bicia68 - Giugno 24, 2008 at 5:01 pm